a Andrea I.
1. L’onda che si espande, che emana. Che spinge, che preme. L’onda che sbatte sulle cose. Sul divano (quello blu), sulla chiave che gira, su di te che mi dici che stai uscendo. Sulle parole ‘io sto uscendo, vuoi qualcosa?’. Un’onda che dice IO che non sono io.
2. L’eco di un taglio che lascia file di parole precise, pulite. Ho un amico che scrive di prati, quando lo leggo sento l’eco del taglio. Tra le file di parole un corpo disteso freddo buco in fronte, senza sbavature. Il mio amico ti fa sorridere però. Io ci metto fiorellini qua e là, sui quei prati: la Polly che si strappa i baffi, il Dudy tagliato a pezzi, la Dimmy scodinzola. Onda che si espande spinge preme. Che non sono io e che dice IO. Gocce di sangue colorate, e il buco in fronte fiorisce meravigliosi prati di possibilità.
3. Ecco la Dimmy che spara al Duly peloso. Vuoi qualcosa? E Billy biscio pallino la poetessa Lalla il Dudy che dice Foucault. Meravigliosi prati di possibilità. Di meno i suicidi, di più i peli pubici. Un’onda che titilla. Un’onda.
4. Dentro un barattolo io metto quell’onda e una nughetta squittisce, dopo il caffé. Che è l’onda, che è il barattolo che dice IO e che non sono io. Echi titillano dentro. La sera intorno al fuoco dico le mie storie: il Dudy tagliato a pezzi, la Dimmy dirimpettaia, la Polly coi baffi strappati. Vuoi qualcosa? Echi titillano sorrisi cariati intorno al fuoco. E nascono nughette nuove sotto la luce fredda della luna.
5. Il mio amico mi scrive: “Tu sai che hai costruito una macchina testuale efficace e pericolosa?” Il mio amico ha ragione. Quando apro il barattolo la nughetta squittisce, e la nughetta ‘è’ onda e barattolo che titilla miriadi di possibilità. Dopo il caffè. E dice IO che non sono io. Meravigliosi prati di possibilità. E un corpo disteso freddo bucoinfronte fiorisce intorno. Gocce di sangue colorate.
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